Slow Economy

Il libro di Federico Rampini, che ho comprato nell’edizione Strade Blu edito da Mondadori al modico prezzo di 17€ si presenta come un volume di quasi 200 pagine e sinceramente l’ho preso per la frase in copertina la quale recita: “Tutto quello che noi occidentali possiamo imparare dall’oriente”, la promessa viene rispettata? Beh direi di si ma ci sono pochi aggettivi per racchiudere tutto l’insegnamento che potremmo trarne.

“Dopo la grande recessione che ha colpito il mondo intero, l’Occidente si trova a fare i conti con un modello di crescita rivelatosi fallimentare, centrato sulla corsa al consumo e sull’indebitamento, che ha precipitato i cittadini nel caos e nella paura”.

Le parole espresse poco sopra riguardano l’aletta interna del libro e già  qui esprime concetti forti, intanto il modello di crescita orientato al consumo e all’indebitamento i quali sembra che producano benessere ma tale velo viene immediatamente spazzato via dall’insicurezza che tale sistema genera; in altre parole finchè il sistema riesce ad alimentarsi bruciando soldi tutto fila liscio, ma come tutte le parabole prima o poi c’è una fase discendente.

Il libro è articolato in quattro capitoli, nel primo vengono illustrate delle usanze tipicamente cinesi quali ad esempio riutilizzare l’acqua della vasca da bagno o altre cose, metodi per la verità  a noi molto comuni in quanto li utilizzavano i nostri bis nonni o coloro i quali, vivendo in un periodo abbastanza oscuro come quello della guerra era costretto a centellinare le risorse. Parlando con i nostri nonni, probabilmente ne sentiremmo di storie interessanti! E già  in questo primo capitolo il concetto che apparte a chiare lettere può essere riassunto in un aggettivo: Frugalità ! Ma non ci volevano mica i cinesi per insegnarcelo, vogliamo invece dire che in genere ci siamo montati la testa e quindi abbiamo abbandonato una qualità  che molti reputano una debolezza ovvero l’umiltà ?

Il secondo capitolo fa un esempio di un’azienda cinese la quale aveva puntato tutto sulle energie rinnovabili, le quali prima sono andate di moda, facendo assurgere tale azienda a colosso e poi sono repentinamente andate in disuso facendo involvere l’azienda con conseguenze disastrose per i suoi impiegati. Il capitolo quindi descrive il ruolo del petrolio, delle sue oscillazioni di prezzo e delle nuove fonti energetiche facendo diversi esempi in modo tale da segnalare al lettore il “com’è andata agli altri” e quindi un “impariamo dagli errori degli altri” per poter far meglio. Inoltre il capitolo si conclude con un esempio di eccellenza legata proprio alla qualità di un territorio non devastato dalla produzione industriale di massa (non vi accenno oltre perchè potrebbe essere un piacere leggerlo, visto che l’esempio è tutto italiano!).

Il terzo capitolo e quello che secondo me è il più interessante, semplicemente descrive il passato della cina, ne analizza alcuni aspetti e li pone in confronto all’attuale percezione che noi abbiamo della cina ed incredibilmente (ma neanche tanto) ci si riscopre che siamo al cospetto di un popolo con una storia ricchissima, dotato di una grande forza che da sempre risiede nei numeri e dotato di grande ingegno e voglia di fare. Si, decisamente il capitolo che mi ha più colpito e che più aiuta a capire questo popolo.

Il quarto capitolo sembra l’antitesi al pessimismo che ha colpito l’intero globo subito dopo la crisi e parla infatti di ottimismo, ma questo ottimismo a cosa è dovuto? La mia visione personale dei fatti letti nel libro mi porta a concludere che tale ottimismo dilagante nell’est è dovuto alla loro crescita economica senza precedenti (e fin qui…ho fatto la scoperta dell’acqua calda) ma a cosa è dovuta tale crescita? Beh, intanto alla voglia di sfondare, alla voglia di emanciparsi (ad esempio il sistema a caste indiano limita moltissimo le persone), alla voglia di evolversi ed evolversi ritengo sia la parola giusta.

Noi occidentali ormai generalmente troppo pigri per avere la voglia di cambiare le cose, imbrigliati in strutture monolitiche e regolate fino allo spasmo siamo ormai, rispetto alle nuove leve, rispetto alle nuove idee, rispetto alla velocità del mondo; siamo dei bradipi che pensano di poter ancora correre i cento metri. Ad oriente invece anni e anni di sudditanza psicologia nei confronti dell’occidente e la consapevolezza di un grande passato hanno intanto fatto crescere la voglia di eccellere e di affermarsi  in tutti i campi, questo potrei riassumerlo con una parola: Orgoglio, che poi è quello che dovremmo imparare a riscoprire noi stessi per poterci rilanciare; dopo tutto se uno non è orgoglioso di quello che è e che fa come può migliorarlo? Questi fattori hanno generato una corsa evolutiva di stampo meritocratico, ovvero il paradigma è decisamente semplice: mi impegno quindi posso aspirare a qualcosa di migliore per me e per i miei figli, basta impegnarsi.

Da noi in italia (scritto in piccolo perchè purtroppo non è una grande nazione) funziona tutto leggermente in maniera distorta, un laureato va all’università perchè DEVE andare, l’università non forma gente con una marcia in più ma semplicemente gente da dare in pasto per lavori sottopagati (quando lavorano….), un calciatore per dare due colpi ad una palla spesso viene strapagato più di chiunque altro, una valletta/velina viene strapagata per sgambettare in tv e mostrare quanta più superficie corporea (tra l’altro questa corsa allo “scoperto” ha reso il mezzo TV sempre più volgare, vi invito a vedere vecchi show del passato e riscoprire la classe di uomini e donne che pur essendo totalmente coperti emanavano charme da tutti i pori) ecc ecc.

In questo contesto i giovani vogliono diventare tutti calciatori e veline il che dimostra due cose:

1. la società fornisce una visione distorta di se stessa

2. la società per come la conosciamo noi deve cambiare altrimenti è destinata al collasso

Certo, ci vogliono calciatori e veline, ma non sono loro gli esempi da seguire nel 90% dei casi…

Il libro rispetta quello che annuncia in prima copertina? Si, direi di si, ma solo se mentre leggiamo il libro riflettiamo anche sulla nostra condizione media.

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